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Sgridare i figli è sbagliato
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Rapporto genitori figli: sgridare i figli è sbagliato

Secondo una ricerca condotta negli Stati Uniti nel rapporto genitori figli è necessario superare la concezione del rimprovero e sviluppare una relazione fondata sui modelli di comportamento, sulle spiegazioni e su un’attenta organizzazione.
 

Essere un buon genitore è un’arte complessa che si nutre di un unico strumento di formazione: l’esperienza.
Educare i propri figli, in tal senso, presuppone la capacità di essere attenti, premurosi e sensibili, virtù imprescindibili per sviluppare e valorizzare la personalità e potenzialità del bimbo.

Sin troppo spesso le persone ritengono erroneamente che sgridare i figli assolva una funzione pedagogica, percependo il richiamo come autentica scorciatoia per far comprendere ai bambini cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. In realtà, come riportato dal Wall Street Journal nell’articolo Study Says Yelling Is As Hurtful as Hitting, questa strategia educativa può rivelare una scarsa efficacia e produrre effetti dannosi per il rapporto genitori figli. Dalla ricerca Child Development, condotta dai ricercatori Ming Te Wang e Sarah Kenny, è emerso che il rimprovero può favorire nei bambini l’insorgenza di stati depressivi, comportamenti violenti antisociali.


Perché nel rapporto genitori figli sgridare è diseducativo

I risultati presentati da Ming Te Wang, professore associato di Pedagogia e Psicologia presso l’Università di Pitssbourgh, confutano la bontà della teoria del rimprovero spiegando che l’abitudine di sgridare continuamente il bambino, senza addurre motivazioni e fornire al tempo stesso modelli comportamentali corretti, può compromettere la sua istintiva capacità di apprendimento dell’ambiente circostante, producendogli al tempo stesso una drastica riduzione dell’autostima.
La strategia educativa basata sul rimprovero squalificante umilia un figlio e può penalizzarne la crescita perché egli percepisce in quella manifestazione di disprezzo la delusione e la sfiducia da parte dei genitori. In questa logica, dunque, sgridare i bambini significa distruggere le condizioni affinché loro possano attivare meccanismi di autocorrezione, tradendo quindi il conseguimento ultimo del rimprovero. I destinatari delle urla, infatti, percepiscono il rimprovero come un attacco rispetto al quale è necessario difendersi e pertanto trascurano le indicazioni e gli insegnamenti ad esso implicitamente connessi.


“Mio figlio fa sempre ciò che gli dico di NON fare”

Sin dalla notte dei tempi le madri lamentano una scarsa attitudine dei propri figli nel rispettare i decaloghi imposti. In particolar modo, proprio nel periodo più sensibile per la crescita del bambino, le regole dei genitori hanno l’ineludibile vizio di forma insita nella negazione: l’educazione viene declinata imponendo i comportamenti da non attuare. In realtà questa diffusa abitudine linguistica rivela la propria debolezza nella mancata conoscenza dei meccanismi di assimilazione e processamento delle informazioni. La parola “non”, infatti, non è percepita dal cervello a causa del fatto che non ne esiste una rappresentazione mentale. Ad esempio, quando si intima ad un bambino di “non guardare la televisione ad una distanza ravvicinata”, la sua mente tende a focalizzarsi esattamente sull’azione che gli è stata vietata, soprattutto in termini di immagini mentali. Ciò significa che una corretta educazione non può prescindere da una adeguata formulazione linguistica degli insegnamenti: più che sgridare, dunque, è necessario esprimere concetti in forma positiva affinché il cervello possa concentrarsi su quel determinato obiettivo.


Sgridare i figli come effetto dell’indebolimento dell’autorità genitoriale

Come accennato in precedenza, per i genitori sgridare i figli irrequieti significa semplificare il processo educativo. Purtroppo questa condotta, oltre ad essere inefficace come abbiamo constatato, rivela – come sostenuto dal pedagogista Daniele Novara – un problema a monte, ossia un inidoneo mescolamento tra l’educazione ed il prendersi cura dei figli. Negli ultimi decenni, fortunatamente, si è registrato il superamento del modello di rapporto genitori-figli fondato sulla paura dell’autorità patriarcale. Al tempo stesso però, la maggiore sensibilità e disponibilità nel soddisfare le richieste dei figli, si rivela un’arma a doppio taglio poiché sin troppo spesso madri e padri perdono il controllo della relazione e la frustrazione generata sfocia in facili isterismi e nel rimprovero reiterato.


I 5 consigli per migliorare il rapporto genitori figli  

Sgridare il bambino assume una valenza pedagogica allorché rappresenti una reazione alla trasgressione di una regola familiare o sociale. L’ammonimento deve essere tempestivo in modo che il bambino possa comprendere effettivamente il suo errore e la relativa connessione al pericolo o al rispetto infranto. Dunque, è necessario ricalibrare l’impianto educativo privilegiando la dimensione regolamentare a quella emotiva. Di seguito 5 suggerimenti per migliorare la propria strategia educativa:


1) Stabilire regole oggettive, realistiche e coerenti con l’età del figlio: “Dovrai rientrare a casa alle 20.00”;

2) Evitare i comandi;

3) Condannare i comportamenti, non le persone: educare un figlio significa fornirgli gli strumenti che gli consentono di affrontare adeguatamente la sua vita. Per questo è importante, quando necessario, rivolgere ai bambini rimproveri incoraggianti che oltre a squalificare un comportamento forniscano le spiegazioni e ne illustrino le alternative adeguate;

4) Più responsabilità e meno punizioni: nel processo educativo può risultare più efficace mostrare ai bambini quale conseguenze siano prodotte dalle azioni sbagliate, piuttosto che limitarsi a sgridare e a comminargli una punizione. Ciò determina in loro maggiore consapevolezza, favorendo lo sviluppo di un istinto naturale che gli eviterà in futuro di persistere nell’errore;

5) Premura non è paura: seppur naturalmente protettivi, i genitori devono maturare un atteggiamento che promuova la sicurezza ed il coraggio nei propri figli. I pericoli appartengono a questo mondo, occorre imparare ad affondarli.

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Su di me Roberto Castaldo

Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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