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RESILIENZA: I 5 PASSI PER AFFRONTARE I PROBLEMI E SUPERARE IL DOLORE

La tua vita si è fermata a un punto morto e non riesci ad andare avanti? Hai un problema che ti paralizza e proprio non riesci a risolverlo? Hai subito un trauma, un incidente, un lutto e un dolore insopportabile ti blocca e ti condiziona ormai da troppo tempo la vita?

Ho due notizie per te, e come sempre una è buona, l’altra lo è un po’ meno (o meglio, è così che ti sembra ora). La notizia meno buona è che non si può cancellare il passato con un colpo di spugna né programmare un futuro senza alcun problema, perché a nessuno a questo mondo è dato di cambiare ciò che è stato e di impedire che si verifichino quegli eventi spiacevoli, indipendenti dalla tua volontà, che compromettono il tuo benessere fisico e psicologico e ti rovinano l’umore e la salute. La buona notizia è che non solo puoi affrontare, gestire e superare con successo questi eventi, ma addirittura possiedi dentro di te tutte le risorse per trasformarli in una delle migliori esperienze della tua vita!

Infatti, mai come nell’ambito della psicologia, delle relazioni e delle emozioni umane, è vero che dove c’è crisi ci sono molte più opportunità, e che il rovescio della medaglia di un evento negativo è sempre la possibilità di reagirvi in modo positivo e costruttivo, scoprendo dentro di sé risorse eccezionali e fuori di sé occasioni di crescita e di miglioramento mai sfruttate prima. Questa capacità di cadere e di rimettersi in piedi più forti di prima, di toccare il fondo e di risalire la china, di sentirsi annegare nei problemi e trovare la spinta per tornare a galla a respirare nuova vita, è nota come resilienza, ovvero appunto la capacità di fronteggiare in maniera positiva gli eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita, dando nuovo slancio alla propria esistenza.

La parola resilienza viene dal latino resilire, ovvero rimbalzare, saltare indietro, e gli studiosi di sociologia e psicologia l’hanno presa in prestito dall’ingegneria dei materiali, dove indica la capacità di un materiale di assorbire un urto improvviso senza spezzarsi. Come un materiale resiliente resiste all’urto, allo stesso modo la persona resiliente resiste all’impatto degli eventi negativi, generatori di stress e di dolore, e li assorbe senza lasciarsene sopraffare. E a questo punto si aggiunge quella spinta positiva e dinamica a reagire e andare oltre che differenzia la resilienza dal semplice istinto di sopravvivenza: il resiliente non si “accontenta” di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, e vuole sfruttarle per ricostruire un percorso di vita, nel quale il dolore può diventare persino un valore aggiunto, se si traduce nella maggiore consapevolezza di sé e nella capacità di apprezzare di più le cose belle della vita e di comprendere meglio gli altri attraverso l’empatia. Per il resiliente, dunque, lo stesso evento negativo che lo ha reso “anatroccolo”, può attivare la spinta a trasformarsi in un cigno ancora più bello di quello che era prima del trauma. (Cyrulnik, 2002).

Da dove prende il resiliente le risorse per sprigionare la sua vera natura e trasformarsi da brutto anatroccolo a meraviglioso cigno?

Ebbene, queste risorse sono sia interne che esterne, cioè provengono da se stessi, dalle proprie relazioni personali e dai contesti di vita, e si definiscono fattori di protezione, per contrapporli ai cosiddetti fattori di rischio, che invece riducono la resilienza. Sono fattori protettivi, ad esempio, il buon temperamento e l’autocontrollo, la sensibilità e l’autonomia, le capacità comunicative, il locus of control interno, ovvero la fiducia che i propri risultati dipendono dai propri sforzi e, nell’ambito familiare, l’aver ricevuto attenzioni e affetto da bambini, in un contesto educativo di qualità. A ciò si aggiunge il comportamento seduttivo, che consente di essere benvoluti e di accettare gli aiuti offerti dall’esterno.

Tra i fattori di rischio che indeboliscono la resilienza, invece, riconosciamo fattori emozionali (abuso, bassa autostima, scarso controllo delle emozioni), interpersonali (rifiuto dei pari, isolamento, chiusura), familiari (bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori), di sviluppo (ritardo mentale, disabilità nella lettura, deficit dell’attenzione).

Alcuni di questi fattori non dipendono direttamente dalla nostra volontà, perché sono collegati alla nostra famiglia, al nostro vissuto, a eventi che, come gli abusi, non ricadono sotto la nostra responsabilità. Allora solo le persone più “fortunate” sono resilienti?

La risposta è assolutamente no!

La resilienza è una risorsa di cui dispongono tutti gli esseri umani, e che per essere utilizzata in maniera funzionale e con successo va allenata, evitando i comportamenti che la indeboliscono e praticando quelli che la rinforzano.

Avere la capacità di essere resilienti, infatti, non vuol dire che lo saremo necessariamente, perché nel corso della vita possiamo apprendere alcuni modelli di pensiero e di comportamento che ci rendono il più grande ostacolo per noi stessi.

Cosa indebolisce la resilienza?

  1. Avere una visione tragica dei problemi. Pensare che non sei capace di affrontarli e risolverli, genera solo altro stress e frustrazione e ti allontana dalla soluzione
  2. Negare il dolore. Quando il dolore c’è, fingere che non esista non ti aiuterà a superarlo. Il dolore non elaborato ti blocca e ti impedisce di attivare il cambiamento funzionale
  3. Dare la colpa agli altri. Accusare gli altri non risolve il problema, e genera frustrazione perché ti senti incapace di controllare gli eventi della tua vita
  4. Non avere il senso dell’umore. Affrontare la vita senza sorrisi aumenta solo l’impatto negativo dei tuoi problemi
  5. Non avere degli obiettivi personali. Vivere la vita in funzione di quello che gli altri si aspettano da te e non di quello che vuoi tu, ti fa perdere la motivazione e abbattere facilmente
  6. Non avere fiducia in se stessi. Dubitare continuamente dei tuoi talenti e delle tue capacità è il modo migliore per uccidere la resilienza. Se non credi nella tua capacità di farcela, come puoi farcela per davvero?
  7. Respingere le persone e il loro aiuto. Senza il supporto di persone per te importanti, ti sentirai molto più solo davanti ai problemi. L’aiuto degli altri è un punto di forza, non una debolezza

Cosa rafforza la resilienza?

  1. Essere ottimisti. Che l’ottimismo sia il profumo della vita non è vero solo nella pubblicità. Cogliere sempre il lato positivo degli eventi, infatti, ti aiuta a sdrammatizzare sulle difficoltà della vita e ad essere più lucido nella ricerca di soluzioni ai tuoi problemi
  2. Accrescere l’autostima. Migliorare la considerazione che hai di te stesso e non essere troppo autocritico e rigido, rafforza l’ottimismo e al tempo stesso riduce al minimo il dolore e l‘amarezza che possono derivare dalle critiche degli altri
  3. Rafforzare la robustezza psicologica, coltivando i tre tratti tipici della personalità resiliente, ovvero: il controllo (la convinzione di non essere in balia degli eventi, che si traduce nella capacità di governare l’ambiente circostante, mobilitando le risorse utili ad affrontare specifiche situazioni), l’impegno (la tendenza a lasciarti coinvolgere nelle attività, definendo obiettivi significativi che facilitano una visione positiva del problema), e il gusto per le sfide (la disposizione ad accettare i cambiamenti come incentivo a crescere e non come minaccia alle tue sicurezze)
  4. Promuovere le emozioni positive, focalizzandoti su quello che possiedi e non su quello che ti manca
  5. Sviluppare il supporto sociale, ovvero l’informazione, proveniente da persone premurose e solidali, di essere amato, curato e apprezzato. Avere qualcuno di cui ti fidi e con cui parlare dei tuoi problemi, ti aiuta a spegnere il tuo dialogo interno e attivare un meccanismo benefico di condivisione e supporto

La resilienza rende invincibili?

Se qualcuno ti ha detto che la resilienza ti renderà un supereroe o che essere resiliente ti eviterà tutti i dispiaceri della vita, allora fatti un piacere: smetti di frequentare quella persona! Nessuno ha il potere di sottrarsi alle difficoltà e agli stress della vita, e prima o poi tocca a tutti, senza eccezioni. La resilienza non può cancellare né evitare i problemi, ma può insegnarti a sviluppare delle risposte funzionali per affrontarli e risolverli, gestendo al meglio le emozioni negative, l’ansia, lo stress e il nervosismo che ne derivano.

Avere alti livelli di resilienza, perciò, non vuol dire che diventerai infallibile, ma piuttosto che sarai capace di attivare tutte le risorse, sia interne che esterne, a tua disposizione per recuperare l’equilibrio perso e sprigionare la tua vera natura di cigno, nascosta sotto le spoglie del brutto anatroccolo! Non puoi evitare il problema, ma puoi cambiare il tuo modo di reagire al problema, indirizzando la tua vita professionale e personale verso direzioni nuove che diversamente non avresti nemmeno scoperto! Sta a te cogliere anche nel fallimento un feedback positivo (leggi anche http://www.pnlcorsi.it/feedback-vs-fallimento/), che ti permetterà di superare il dolore, rimetterti in piedi più forte che mai e rinascere a nuova vita! Allo stesso modo, non si è dei supereroi solo perché si è stati resilienti in occasioni passate, ma è lampante che l’aver già vinto battaglie passate, migliora l’autostima e promuove l’ottimismo, predisponendo a lottare con più consapevolezza e attitudine positiva.

Se anche tu sei stanco di sentirti un brutto anatroccolo, schiacciato dai problemi, dal dolore e dai dispiaceri della vita, e vuoi diventare un bellissimo cigno, finalmente libero e felice; se anche tu vuoi imparare a conoscere e gestire al meglio i tuoi stati d’animo, motivarti al meglio e iniziare un percorso di cambiamento consapevole, allora il corso di Pnl Practitioner è quello che fa per te!

Su di me PNL Corsi

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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