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Perchè non bisogna avere paura della solitudine?

La solitudine migliora la nostra vita

 

La solitudine è una delle più grandi paure che ogni persona cerca di combattere nella sua vita.

Ci sono uomini e donne che non riescono proprio ad accettare l’idea di poter stare da soli, hanno bisogno di avere sempre accanto una persona o una voce che li faccia compagnia, ecco perchè, banalmente, si ritrovano a tenere accesa la tv o la radio quando sono in casa o in auto, a coinvolgere sempre qualche amico, parente, collega nelle loro attività, anche se si tratta semplicemente di andare fare la spesa.

Sono queste le stesse persone che si trascinano in una storia d’amore per “paura di restare soli”, che appena hanno un minuto libero sentono la necessità di telefonare a qualcuno perchè hanno realmente paura di confrontarsi con se stessi e con i loro pensieri in maniera schietta, viva, senza alcun filtro, mostrandosi per come sono realmente.

La solitudine, così, si presenta come un nemico da combattere, qualcosa di esclusivamente negativo da evitare a tutti i costi, il che può essere vero se pensiamo a tante situazioni di degrado e disagio che sono ormai all’ordine del giorno nelle nostre città, ma al di là di questo sarebbe bene guardare alla solitudine da un altro punto di vista, come ad una risorsa ed una opportunità per poter migliorare se stessi.

Sempre più studi condotti da esperti di sociologia e psicologia confermano come la solitudine sia una delle prerogative imprescindibili delle menti più brillanti e creative, spiegando, in questo modo, perchè molti leader scelgono di trascorrere una vita completamente da soli o perchè la maggior parte dei più grandi geni della storia abbia partorito le proprie idee nel chiuso del loro studio, in perfetta solitudine (leggi anche http://www.pnlcorsi.it/come-contrastare-la-depressione-e-i-comportamenti-da-evitare/).

La solitudine diviene così sinonimo di una vita trascorsa godendo soltanto di relazioni di qualità, dove a governare è solo il vecchio adagio “meglio soli che male accompagnati”.

Uno studio sociologico condotto dal dott. Erin Cornwell della Cornell University of Ithaca di New York, ad esempio, ha dimostrato come la solitudine faciliti lo sviluppo dell’empatia e come le persone che vivono da sole siano quelle che, nell’arco di età che va dai 35 ai 75 anni, hanno una rete sociale molto più vasta rispetto ai loro coetanei che convivono o sono sposati.

A sorprendere di più, però, pare essere il dato che testimonia come la solitudine sia alla base della creatività, dello spirito di innovazione e della capacità di leadership che accompagna ogni essere umano. Insomma, è pur vero che siamo nati per essere “animali sociali”, ma dopo una dura giornata di lavoro trascorsa tra riunioni, smartphone ed una iperattività quasi sfrenata, la solitudine, in fin dei conti, fornisce uno spazio fondamentale per godersi un bel riposo ristoratore.

In realtà, già nel 1994 uno studio condotto dallo “psicologo della felicità” Mihaly Csikszentmihalyi aveva rilevato che gli adolescenti che non riuscivano a sopportare la solitudine non erano in grado di sviluppare un talento creativo, ed è seguendo questo filone che Susan Cain, autrice del libro “Il potere dell’introversione”, si trova a difende proprio la ricchezza creativa che viene dalla solitudine, reclamando per tutti il diritto alla pratica dell’intuitività e dell’empatia.

La società moderna, secondo la Cain, ci dice sempre di mostrarci più aperti e disponibili verso la realtà che ci circonda, tuttavia l’essere una persona introversa, riflessiva e dedita alla solitudine non è assolutamente qualcosa di sbagliato o di negativo. Frequentare solo ed esclusivamente posti affollati e rumorosi, senza godersi un po’ di tempo per stare solo con se stessi e con i propri pensieri, determina una perdita di creatività e di leadership che certamente non possiamo permetterci, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.

La solitudine diviene così l’ingrediente fondamentale della creatività, la pratica che già i nostri antenati latini elogiavano con il termine di otium come capacità di estraniarsi da tutto e da tutti gli impegni che segnavano il normale vivere quotidiano, e che grandi personaggi della storia mettevano in pratica con ottimi risultati, come Darwin che amava molto di più fare lunghe passeggiate nel parco piuttosto che presenziare ai tanti party ai quali veniva invitato o Steve Wozniak, che diede vita al suo primo computer Apple quando ancora si trovava (ovviamente da solo) nello studio della Hewlett Packard.

Dunque, bisognerebbe far ricordare alla stessa società occidentale quella che è la potenza della vita contemplativa, insegnando alle persone a non cercare, in maniera ossessiva, il rapporto, il confronto e l’approvazione degli altri, ma godendo della capacità di stare con se stessi, in solitudine, riuscendo a dare libero sfogo a quelle che sono le proprie intuizioni.

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Su di me PNL Corsi

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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