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L’ipnosi e la PNL: Milton Erickson

L’ipnosi è sempre stato uno dei fenomeni che ha maggiormente affascinato e al tempo stesso spaventato chiunque ne sia venuto in contatto; da un lato la curiosità di conoscere il funzionamento del proprio inconscio per riuscire a comprendere meglio se stessi (Monica Bellucci ha recentemente dichiarato, in termini entusiastici, di essersi sottoposta a tale pratica), dall’altro il timore che tale stato di incoscienza possa determinare tutta una serie di conseguenze incontrollabili, sia per se che per gli altri.

L’ipnosi è, più semplicemente, un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica, che psicologica del soggetto. E’ una condizione particolare di funzionamento dell’individuo che gli consente di influire sul proprio stato fisico, psichico e di comportamento.

Attraverso l’ipnosi, o l’autoipnosi, è possibile accedere alla dimensione inconscia ed emotiva del soggetto. In termini scientifici, di solito, si tende a restringere il campo di definizione dell’ipnosi alla gestione consapevole di tale processo.

Uno dei più autorevoli teorici dell’ipnosi clinica e della cosiddetta “psicoterapia breve” del secolo scorso è stato Milton Erickson; è da lui che deriva principalmente l’utilizzo più moderno dell’ipnosi, non legato esclusivamente alla cura dei problemi psicologici e della nevrosi. Erickson sviluppò una forma di ipnoterapia chiamata ipnosi ericksoniana, che permette di comunicare con l’inconscio del paziente.

Questo tipo di ipnosi, molto simile ad una normale conversazione, che per questo può spesso fare uso di metafore e di un linguaggio suadente e poetico, induce, rilassando il paziente, ad una sorta di trance ipnotica del soggetto, cioè uno stato a metà tra il sonno e la veglia.

Ciò è visibile quando il paziente presenta indicatori di trance come occhi semiaperti o chiusi, lievi stati di alterazione della coscienza (come leggere allucinazioni “semplici”, in genere suoni o colori, simili a sogni o percezioni del dormiveglia), rilassamento dei muscoli, sospiro rallentato, possibile amnesia del periodo di trance, analgesia, leggero sonnambulismo, ecc…

Così facendo, il terapeuta può suggerire delle piste di soluzione all’inconscio, aggirando le resistenze e la rimozione che la coscienza opporrebbe al cambiamento: se sentendo la storia o ascoltando le parole del terapeuta il paziente manifesta alcuni segni di trance allora si è nelle condizioni necessarie per intervenire.

L’ipnosi ericksoniana si basa su questi assunti teorici:

  • il paziente è un individuo unico, e pertanto unico sarà l’approccio utilizzato per curarlo,
  • l’inconscio di ciascun individuo è pieno di risorse per risolvere i problemi del vivere quotidiano. Le persone sono considerate capaci di autoguarirsi ed autocorreggersi se riescono a sfruttare tali strumenti,
  • qualche individuo ha bisogno di aiuto per risolvere i propri problemi e guarire dai propri sintomi, per poterlo fare, a volte, una persona deve prima imparare delle nuove abilità o deve orientare la propria attenzione verso nuovi modi di vedere o di pensare le cose,
  • i sintomi ed i problemi comportamentali sono frutto di una inadeguata relazione tra mente conscia e mente inconscia,
  • l’attività psicoterapeutica è principalmente orientata alla risoluzione dei sintomi o dei problemi comportamentali portati nel setting dal paziente.

Erickson, dunque, credeva che ognuno avesse una propria personale realtà autocostruita e che entrarvi dentro e modificare le percezioni del paziente, parlando direttamente con il suo inconscio, fosse l’unico modo di cambiarla. Ad esempio, pur essendo scettico verso i fenomeni religiosi e paranormali, egli assecondava il paziente se ciò serviva, poiché le convinzioni dell’individuo non andavano contrastate apertamente o ridicolizzate, ma aggirate; spesso, per far ciò, faceva uso di storie suggestive. Le prassi terapeutiche di Milton Erickson vennero studiate, analizzate e riprodotte secondo le dinamiche di un processo di psicoterapia veloce (il modellamento) da Richard Bandler e John Grinder, i co-fondatori della PNL, i quali realizzarono un particolare modello di linguaggio da essi denominato, in onore dello psicoterapeuta statunitense, “Milton Model”, ma questa è un’altra puntata della storia.

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Su di me Roberto Castaldo

Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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