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La comunicazione non verbale

“Quella ragazza è davvero antipatica! Non che dica o faccia qualcosa di particolarmente grave, ma ha quell’atteggiamento che dà sui nervi solo a guardarla”.

A tutti è capitato, parlando di qualcuno, di fare considerazioni di questo tipo. A ben pensare, ci sono persone che, per un qualche motivo, trasmettono calma e serenità, mettendo a proprio agio chiunque abbiano di fronte, mentre altre, loro malgrado, suscitano istantanea ed immotivata antipatia.

Perché succede questo? La causa (o il merito) è tutto della comunicazione non verbale.

L’ uomo, come tutti i primati, è un animale sociale, non può cioè vivere come un essere solitario, ma ha la necessità biologica, fin dalla notte dei tempi, di associarsi con i propri simili, non solo per difendersi e per riuscire a cacciare prede di maggiori dimensioni, ma anche e soprattutto perché il contatto e il confronto con gli altri membri della sua specie sono tratti biologicamente scritti nel suo DNA.

La capacità di comprendere l’altro è sempre stata una priorità per riuscire a capirne le intenzioni: ben prima che si evolvesse il linguaggio, già il bisogno di comunicare era stato soddisfatto dalla comunicazione non verbale. In questo gioco di sguardi, atteggiamenti e modi di muoversi sta tutto un mondo di significati, non proferiti verbalmente, che, allora come oggi, causano emozioni e reazioni nell’interlocutore. La comunicazione del volto, cioè l’insieme dei segni e dei significati che si riescono a trasmettere attraverso i movimenti facciali, riveste un ruolo fondamentale nelle emozioni che vengono trasmesse. Ogni contatto interpersonale attiva una serie di circuiti neuronali, ossia dei percorsi mentali, specializzati nel determinare le intenzioni dell’interlocutore. I processi valutativi messi in campo da elementi come il tono di voce, il portamento, lo stile dei movimenti e così via, sono regolati dalle parti più antiche del cervello, le quali sono le prime ad attivarsi.

Variabili più complesse, come la decifrazione dei suoni che formano le parole e l’attribuzione dei significati, invece, mettono in gioco dei livelli cognitivi superiori e meno istintuali. Per questo motivo, la comunicazione non verbale ricopre un ruolo centrale nel determinare la riuscita, o il fallimento, di un qualunque rapporto interpersonale.

Alcuni studi hanno dimostrato che, al termine di una conversazione, più del 90% delle parole pronunciate verranno dimenticate a pochi secondi dalla fine. La memoria, infatti, funziona come un gigantesco creatore di schemi, che fissa i concetti principali e rimuove tutti quei dettagli che possono poi essere dedotti successivamente. Pertanto, del fiume di parole pronunciate, il cervello immagazzinerà soltanto le parti di discorso più importanti e rimuoverà le altre. Le sensazioni incamerate dalla parte più primordiale del sistema nervoso, molto più semplici, immediate e catalogabili, verranno invece mantenute, e costituiranno l’impressione generale che la persona si è formata di quella specifica chiacchierata.

Conoscere questi meccanismi può essere un valido aiuto per tutte quelle situazioni importanti della vita in cui non si sa come comportarsi, quali un incontro amoroso a cui si tiene particolarmente, una cena d’affari, un esame universitario o un colloquio di lavoro.

La PNL permette proprio questo, di dare la giusta interpretazione a quelli che sono i comportamenti tipici della comunicazione non verbale per permettere di realizzare una comunicazione più efficace con il proprio interlocutore. Il primo passo nel mondo della PNL è il corso Practitioner, tenuto a Napoli dal dott. Roberto Castaldo, fondatore della 4 M.A.N Consulting e Licensed Trainer PNL.

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Su di me Roberto Castaldo

Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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