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I fondamenti teorici della Programmazione Neuro Linguistica

Per comprendere la Programmazione Neuro Linguistica è indispensabile conoscere alcuni dei concetti teorici che hanno permesso il suo sviluppo, specialmente quelli che si riferiscono al modo in cui l’essere umano percepisce l’ambiente in cui vive, si relaziona e agisce; ovvero, come si crea l’esperienza soggettiva e come influisce sul modo di comportarsi dell’individuo.

Uno dei presupposti di base della Programmazione Neuro Linguistica può essere riassunto nell’affermazione del linguista Alfred Korzybsky: “la mappa non è il territorio”, che grazie a Gregory Bateson è diventata nota.

Da questa espressione si può comprendere come l’immagine mentale che ogni individuo ha del mondo non equivale al reale aspetto di questo, in quanto frutto della percezione del soggetto. Questo si deve al fatto che per conoscere e interpretare gli input derivanti dall’esterno l’uomo usa le sue capacità sensoriali, le quali filtrano l’informazione e gli permettono di costruirsi una rappresentazione del reale, ovvero mappa del mondo. Questa rappresentazione è totalmente soggettiva, dal momento che ogni individuo interpreta l’informazione che riceve dalla propria elaborazione sensoriale sulla base delle sue esperienze passate, del suo stato emotivo (nel momento in cui percepisce) e della cultura a cui appartiene.

Un altro presupposto della Programmazione Neuro Linguistica ci porta a riflettere sull’importanza che ha la comunicazione nei rapporti interpersonali e come questa a sua volta influisce sulle nostre rappresentazioni e comportamenti.

Quando una persona crea una rappresentazione, il modo in cui questa verrà costruita viene condizionato da fattori come le sue condizioni neurologiche , la situazione sociale, le caratteristiche personali e il suo livello di educazione; ugualmente il modo in cui viene visto il mondo condiziona fortemente il comportamento del soggetto, determinando le scelte che questo riconoscerà come attuabili e possibili. Tutto questo, a sua volta, condiziona il modo in cui ogni persona comunica, trasmette informazioni agli altri e come essa interpreta i segnali che arrivano dall’esterno come risposta.

La “grammatica transizionale” di Noam Chomsky è un utile strumento teorico per comprendere meglio il modo in cui ogni individuo trasmette ed esprime le proprie esperienze, tenendo conto delle limitazioni già descritte, specialmente coi concetti di “struttura superficiale” ovvero quello che il parlante dice realmente e di “struttura profonda” che si riferisce a ciò che il parlante pensa e vuole manifestare.

La grammatica Chomskiana descrive le persone come esseri in grado di interpretare e produrre nuovi messaggi, enfatizzando il fatto che questi non saranno il prodotto né di ripetizioni, né di ricordi. Nel momento in cui una persona si trova di fronte alle sue esperienze del mondo, ne formula una rappresentazione linguistica abbastanza completa, varia e ricca di dettagli (struttura profonda); nonostante questo, nel momento in cui il soggetto cercherà di comunicare la propria esperienza ad un altro, si troverà davanti all’impossibilità di non usare espressioni che omettono, generalizzano e distorcono la sua rappresentazione (struttura superficiale).

La distinzione di “gradi di profondità e completezza espressiva” è fondamentale nella teoria della Programmazione Neuro Linguistica, dato che lo studio della struttura superficiale (ovvero i modi che i soggetti usano per descrivere il loro mondo interno), può essere molto utile per comprendere la struttura profonda degli individui; un esempio di questo sono i pattern comunicativi scoperti da Grinder e Bandler nei pazienti di Milton Erickson.

Diventa dunque indispensabile tener conto delle regole comunicative che permettono una efficace trasmissione dell’informazione; infatti la prima cosa da ricordare è che non esistono delle regole comunicative che abbiano un valore universale.

Nel processo comunicativo entrano in gioco numerose variabili contingenti ed estemporanee, quali:

  • L’io, ovvero le caratteristiche personali del soggetto che comunica e dell’interlocutore di riferimento; come possono essere l’età, i tratti caratteriali, l’umore, il livello d’istruzione, la cultura, valori di appartenenza…
  • Gli eventi comunicativi già intercorsi con il medesimo interlocutore, ovvero la storia della relazione tra l’io e il suo interlocutore.
  • Gli obiettivi che motivano la comunicazione.
  • Gli strumenti utilizzati (posta elettronica, telefono, fax, colloquio “faccia a faccia”, discussione di gruppo) · Lo specifico ambiente in cui si svolge la relazione.

Oltre a tutto ciò, per una buona comprensione del messaggio che viene trasmesso è estremamente importante saper ascoltare attivamente i propri interlocutori, cercando di comprendere il vero significato delle parole altrui e prestare attenzione alle modalità espressive verbo-gestuali del proprio interlocutore; occorre tener presente che la comunicazione avviene sempre su due piani, quello del contenuto (cosa si dice) e quello della relazione (come lo si dice).

Da questi presupposti prendono forma una serie di tecniche e di strategie che hanno due tipologie di scopi:

– Migliorare l’efficacia della comunicazione

– Generare, sempre attraverso la comunicazione, un cambiamento nell’interlocutore (o in sé stesso).

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Su di me Roberto Castaldo

Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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