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Come difendersi dal controllo mentale

Certe volte è proprio complesso capire come certe persone riescano a finire nelle trappole delle sette.

Spesso, infatti, si tratta di persone colte, di persone istruite (e non di sempliciotti ignoranti come si potrebbe pensare in apparenza), eppure tutto questo non basta per metterle al riparo dalle insidie che si trovano in questi ambienti.

Il fatto è che se questo è possibile è perché queste organizzazioni si basano completamente sul controllo mentale.

Ma cosa è il controllo mentale?

Per controllo mentale intendo tutta una serie di strategie psicologiche che hanno come unico scopo quello di ridurre la capacità di pensare autonomamente del soggetto che ne è vittima.

Ma perché te ne voglio parlare?

Il motivo è molto semplice: negli ultimi anni queste strategie di controllo mentale sono usate anche da gruppi e organizzazioni per ridurre in una sorta di sottomissione psicologica i loro membri.

In questa sede te ne vogliono mostrare ben cinque.

Se le conosci, sei in grado di comprendere se le stanno usando su di te e, di conseguenza, hai il potere per disinnescarle.

Quindi, andiamole a vedere nei dettagli.

 

  1. Controllo del milieu

Malgrado il nome strano, si riferisce ad una cosa molto semplice: il controllo totale della comunicazione all’interno gruppo. Viene proposto con la scusa di voler evitare i “pettegolezzi” e le “chiacchiere”, che possono andare a minare il benessere e la serenità di un gruppo. A dire di chi lo mette in atto, questi possono addirittura mettere a rischio l’integrità e l’unità del gruppo. Ma dietro questo apparente atto di cura si nasconde la volontà di impedire ai suoi membri di esprimere dubbi o perplessità su quanto sta accadendo, così come di esprimere qualsiasi forma di critica.

Una delle cose che accade a chi aderisce alla sette è quello di essere insignito del compito di fare immediatamente rapporto su chi infrange questa regola. Questo genere di pratiche ha  anche lo scopo di mantenere i membri isolati l’uno dall’altro, ed aumentare di conseguenza la dipendenza dal leader.

Hassan classifica questa strategia come una forma di  “controllo dell’informazione”. Negare ad una persona l’informazione necessaria a formulare giudizi fondati, infatti, impedisce a quella stessa persona la possibilità di farsi delle idee proprie.

 

  1. Linguaggio caricato

All’interno di ogni gruppo c’è un gergo interno che ha, tra i vari scopi, quello di aumentare il livello di identificazione, attraverso un linguaggio comune. Nelle sette, però, queste strategie servono anche a limitare il pensiero dei membri e a stroncare l’attività di pensiero critico. Infatti, il passaggio dalla lingua originaria al “linguaggio caricato” richiede un grosso sforzo cognitivo. Infatti, chi lo pratica deve fare lo sforzo di tradurre i termini che usava una volta per tradurli nel nuovo linguaggio: questo costringe i membri a censurare, correggere o rallentare esplosioni spontanee di critica o idee contrarie. In più, questo nuovo linguaggio serve anche a contenere sentimenti negativi o di resistenza nei confronti della setta e del leader. Infine, una volta abituati a questa nuova lingua, diventa sempre più difficile comunicare con chi sta al di fuori, e questo aumenta l’isolamento con l’esterno. Fa parte del linguaggio caricato anche l’etichettare gli esterni con ogni possibile epiteto spregiativo: wog, sistemiti, reazionari, sporchi, noob, babbani.

 

  1. Tutto o niente

Una delle idee più comuni che viene instillata all’interno di una setta è che esiste solo un modo di pensare, reagire o agire in determinate situazioni. Le vie di mezzo sono inaccettabili per il leader, e i membri devono giudicare se stessi e gli altri con questo standard del tutto o niente. Questo sistema genera la giustificazione perfetta per il codice etico e morale interno del gruppo. Il fine giustifica i mezzi e siccome il fine, cioè il gruppo, è puro, i mezzi sono semplici strumenti per raggiungere la purezza.

Se si è un neofita, a questo vengono aggiunti costanti sensi di colpa e vergogna, che servono ad amplificare proprio la dipendenza dalla setta. In parole semplici è come se il gruppo dicesse: “Ti amiamo perché stai trasformando te stesso”. Ma dietro questa affermazione di amore si nasconde una trappola terribile, perché questo significa che in qualsiasi momento tu non stia trasformando te stesso, stai scivolando indietro, fuori dal gruppo, lontano dai suoi membri.

Così il seguace si sente sempre più spesso inadeguato e il mondo esterno, di conseguenza, viene continuamente contestato.

Infine all’interno di questo sistema di valori viene insegnato un orientamento noi-contro-loro: noi (quelli interni al gruppo) abbiamo ragione; loro (esterni, non membri) hanno torto, sono malvagi, non illuminati e così via.

 

  1. La confessione

Questa è forse una delle pratiche più terribili, attraverso la quale i membri vengono indotti a confessare i propri comportamenti passati e presenti, atti di cui si vergognano, i sentimenti di cui sono preda… e il tutto con la scusa che in questo modo riusciranno finalmente a togliersi un bel peso dalla coscienza.

Ovviamente, tutto ciò che viene rivelato verrà in seguito usato per manipolare ulteriormente i membri, per farlo sentire ancora più legato al gruppo e distaccato dal mondo esterno.

Le informazioni raccolte, infatti, possono essere usate
contro un membro per farlo sentire colpevole, impotente, timoroso e, alla fine, bisognoso della bontà della setta e del leader.

Attraverso questo processo e grazie agli insegnamenti del gruppo, i membri imparano che tutto ciò che è legato alla loro vita precedente, compresi familiari e amici, è stato un grosso errore e proprio per questo deve essere allontanato. Gli esterni altro non sono che coloro che vogliono mettere a rischio la loro possibilità di raggiungere l’obiettivo prestabilito, il loro unico scopo è quello di abbassare la loro consapevolezza psicologica, impedendo il progresso del gruppo e ostacolando il cammino verso la massima conoscenza.

 

  1. La manipolazione mistica

Questa strategia serve a far credere ai membri che i sentimenti e i comportamenti nuovi sono frutto di una scelta spontanea maturata in questa nuova atmosfera. Giunti a questo punto, il leader dichiara che si tratta di un gruppo prescelto con uno scopo superiore. I membri diventano esperti nell’osservare quale comportamento è richiesto, a captare tutti i tipi di indizi su cui verranno giudicati e a modificare il loro comportamento di conseguenza.

I leader dicono ai seguaci “Siete stati voi a scegliere di venire. Nessuno vi ha detto di farlo. Nessuno vi ha influenzato”. Ma, quando si vanno ad analizzare bene le loro storie, ci si rende conto che i seguaci erano in una situazione nella quale per loro era impossibile andar via proprio a causa della pressione sociale o della paura.

Proprio per questo motivo sarà più facile credere di avere realmente scelto quella vita. Infatti, quando gli esterni accennano al fatto che sono stati plagiati o imbrogliati, i membri rispondono che non è affatto così, sono stati loro a scegliere volontariamente quella via.

 

Attraverso la Programmazione Neuro-Linguistica è possibile avere a disposizione tutte le armi necessarie per disinnescarle.

Ad esempio, attraverso il meta-modello è possibile comprendere il senso profondo dei messaggi che vengono inviati; allo stesso modo è possibile usare gli sleight of mouth per re-incorniciarli nel modo migliore.

Si tratta di strategie molto sottili, che possono colpire anche le persone da cui meno te l’aspetteresti.

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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