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Comunicare in maniera efficace con i bambini: l’ascolto “attivo”

Quali comportamenti attuare?

Il primo passo per comunicare in maniera efficace è sicuramente quello di utilizzare, nei confronti del piccolo, un ascolto “attivo”, che consiste nel riflettere sul messaggio del fanciullo recependolo solamente, senza emettere messaggi personali. L’ascolto è fondamentale per divenire individui capaci di apprendere informazioni ed emettere messaggi appropriati alle situazioni. Non vi devono essere accavallamenti di voce o espressioni di dissenso, l’ascolto è finalizzato alla comprensione, in tal modo il bambino si sentirà accolto e libero di esprimersi. Ovviamente, alla fine si rende necessario un feedback da parte dell’adulto su ciò che ha compreso durante l’ascolto; questo tipo di comunicazione non crea ruoli up o down, si rende necessario quindi insegnare l’ascolto, tacendo ed prestando attenzione. Il silenzio viene inteso come spazio importante per sostenere l’altro e non come semplice pausa del linguaggio (leggi anche http://www.pnlcorsi.it/la-comunicazione-e-i-bambini/).

L’ascolto attivo permette la crescita e il buon sviluppo dell’autostima, favorendo anche una maggiore autonomia; è uno strumento che favorisce l’instaurarsi di un colloquio di comprensione e di chiarezza, implementando un agire efficace. Spinge, così, l’interlocutore a parlare e a esprimere le proprie idee, i propri bisogni e necessità senza difficoltà, gettando le basi per la costruzione di un rapporto solido e duraturo. Gli allievi sono spronati a chiarirsi sia cognitivamente che emotivamente su ciò che dicono, riuscendo a gestire situazioni di differente natura. Si può quindi affermare che l’ascolto attivo non si ferma alla ricezione e alla decodifica del messaggio, ma consta di un altro passaggio fondamentale: quello che vede l’incoraggiamento e il supporto dell’adulto.

Affinché si verifichi un buon ascolto attivo è necessario tener presente alcune componenti che rientrano nella comunicazione non verbale come:

  • postura, può riferire informazioni importanti riguardo l’interlocutore, ad esempio chiusura, timidezza, paura…È importante che le persone che parlano non si trovino troppo vicine l’una all’altra per non creare disagio,

  • contatto oculare, guardarsi durante una conversazione è una cosa piuttosto frequente, bisogna però evitare di creare disagio o imbarazzo fissando costantemente l’interlocutore. È importante osservare comportamenti e atteggiamenti ma senza invadenza, soprattutto con i bambini,

  • mimica ed espressioni facciali, il volto degli individui trasmette, a prescindere dalla loro volontà, pensieri, sentimenti ed emozioni consciamente nascoste. Tenere in conto dell’espressione e degli atteggiamenti dell’alunno che parla porta l’insegnante ad una comprensione globale e puntuale.

Un’ulteriore strategia per mettere in campo l’ascolto attivo prevede l’utilizzo, da parte del docente, del “messaggio-io”: in questo caso, la comunicazione adulto/bambino è basata sull’assenza della valutazione o del giudizio, ma pone il bambino di fronte agli effetti e ai sentimenti che il suo atto procura negli altri. Si dovrebbe per tanto sostituire al “messaggio-tu”, che vede posto al centro dell’attenzione l’allievo (ad esempio “sei sempre tu”, espressione di giudizio), il “messaggio-io”, dove al centro vi è posto l’insegnante con i suoi bisogni e le sue emozioni (ad esempio “quando ti comporti così mi fai arrabbiare e perdo la calma”, effetti del suo gesto). Quindi, il fulcro dell’attenzione non è più il bambino difficile, con il suo comportamento problematico, ma l’insegnante con il suo mondo interiore. Utilizzando questo metodo, l’insegnante non ammonisce, al contrario si mette in gioco in prima persona, insegnando un nuovo modo di relazionarsi con l’altro.

Thomas Gordon, sostenitore della comunicazione efficace e dell’importanza dell’ascolto attivo, ritiene vi siano delle barriere alla comunicazione, e ne individua dodici:

1. dare ordini, comandare o dirigere,

2. minacciare, mettere in guardia,

3. moralizzare, fare prediche,

4. dare consigli ,

5. persuadere con la logica,

6. biasimare e giudicare,

7. manifestare compiacimento,

8. ridicolizzare o usare frasi fatte,

9. analizzare, diagnosticare o interpretare,

10. consolare o rassicurare,

11. investigare o indagare,

12. minimizzare o ironizzare.

Queste barriere alla comunicazione sono, per Gordon, un ostacolo alla diffusione dell’informazione, portando alla non accettazione del problema dell’alunno, spingendo verso un ascolto passivo e non attivo.

Vi è un’altra tecnica che favorisce lo sviluppo della comunicazione efficace e dell’ascolto attivo, ed è “il gioco senza perdenti”, secondo il quale i conflitti vengono risolti senza che vi siano perdenti. Vengono per tanto rispettati i diritti di tutti, senza la presenza di alcuna forma di sopraffazione. Si va ad identificare un obiettivo comune, tenendo in considerazione le risorse disponibili tra gli alunni coinvolti; tutti partecipano alla risoluzione del conflitto, nessuno escluso, e il conflitto alunno-insegnante si risolve trovando una soluzione utile per entrambi.

Ultimo passo per implementare l’ascolto attivo è l’utilizzo del problem solving, indicato per risolvere controversie tra due o più persone.

Anche in questo caso vi sono delle fasi da tener presente e da seguire:

1. esposizione del problema,

2. proposta di soluzioni,

3. valutazione degli aspetti positivi e negativi delle proposte,

4. scelta della proposta più adeguata,

5. attuazione,

6. verifica dei risultati raggiunti.

In questo caso, l’alunno impara in prima persona a gestire e risolvere i conflitti in maniera serena, senza che vi siano diatribe lunghe che non portano a niente, così ci si aiuta nella risoluzione del conflitto.

Concludendo, parlare di comunicazione efficace e di ascolto attivo, in un certo senso, significa parlare di relazioni tra le persone e gli individui che si scambiano, senza sopraffazioni, le proprie idee e i propri pensieri, senza paura del giudizio o delle ammonizioni. Ancor di più, si rende efficace comunicare in maniera sana con i bambini, rappresentanti delle generazioni future. I piccoli imparando a comunicare, imparano a vivere e a condividere nella società che li circonda, le insegnanti, che svolgono un ruolo importante e delicato, possono, con l’utilizzo dell’ascolto attivo, imparare a non essere soffocate dai conflitti che spesso in classe emergono, ma a gestirli, divenendo loro stesse protagoniste indiscusse dell’intervento, consapevoli di trasmettere importanti informazioni di natura didattica, ma anche comunicativa-affettiva ed emozionale.

La comunicazione efficace e l’ascolto attivo sono due dei punti sui quali maggiormente si concentra il corso PNL Practitioner, tenuto a Napoli dal dott. Roberto Castaldo, Licensed Trainer di PNL e fondatore della 4 M.A.N Consulting.

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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