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Come gestire lo stress e gli stressor reali o autogenerati

Gli stressor: quali sono e come affrontarli

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di non essere salutato da una persona. Una cosa del genere, nella maggior parte dei casi, scatena una reazione del tipo “perchè non mi ha salutato?”, “che cosa gli avrò mai fatto?” ,“da lui non me lo sarei mai aspettato, sono arrabbiatissimo”. E invece sapete quale sarà il motivo reale di questo gesto? Per l’85% dei casi una semplice distrazione.

Situazioni di questo tipo vengono definite, in PNL, come stressor.

Il termine stressor deriva dall’inglese e può essere tradotto in italiano come agente stressante e si riferisce a tutta quella serie di stimoli, di natura diversa tra loro, che portano l’organismo e la psiche a vivere una situazione di stress. Gli stressor possono essere di diversi tipi: fisici (uno shock elettrico, l’esposizione al freddo o al caldo eccessivo), ambientali/culturali (rumore, traffico, vicini di casa, sport pesanti), metabolici (riduzione o aumento dei livelli glicemici), psicologici (un colloquio di lavoro importante o una prova d’esame), affettivi (una grave perdita o un lutto), alimentari (l’assunzione di caffeina).

Gli stressor possono essere di due tipi: benefici o nocivi. Gli stressor benefici generano il cosiddetto eustress (dal greco eu- “bene”), che da tono e vitalità all’organismo, inducendo il sistema nervoso alla produzione di proteine catecolamine come l’adrenalina e la noradrenalina, e il sistema endocrino all’attivazione e all’azione degli ormoni corticosteroidi. Gli stressor nocivi, invece, creano il distress (dal greco dys- “in peggio”), che può portare ad un abbassamento del livello delle difese immunitarie, oltre all’insorgere dei primari campanelli d’allarme dovuti allo stress, quali l’ansia, la tensione o l’insonnia. Oltre alla natura dello stressor, è bene controllare anche l’intensità, la frequenza e la durata dello stimolo: stressor troppo potenti, frequenti e prolungati sono in grado di superare quella che è la soglia di resistenza dell’organismo e portare l’individuo ad uno stato di stress cronico e a tutta una serie di malattie ad esso associate.

Il trattamento tipico degli stressor prevede l’elaborazione e la realizzazione di strategie atte a diminuire il numero di agenti stressanti. Per far si che ciò avvenga, è possibile intervenire sugli eventi ambientali e sociali; basti pensare alla quantità di agenti che possiamo trovare nella vita quotidiana. Conviene quindi individuare gli stressor e riorganizzare la propria vita cercando di ridurne la quantità.

Lo stress è il modo in cui il corpo reagisce ad un cambiamento; è la percezione di tale cambiamento a determinare il tipo di risposta del nostro corpo. Lo stress, dunque, non è solamente qualcosa di negativo, infatti esiste una forte correlazione tra performance e stress. Diversi studi hanno dimostrato che all’aumentare dello stress la performance migliora fino ad arrivare ad una certa soglia critica.

A questo punto, l’eustress si trasforma in distress. In una fase di eustress, la persona si sente in controllo della situazione e lo stress è uno stimolo di tipo positivo; nel distress, di contro, la persona si sente minacciata e non in controllo del cambiamento che si sta parando di fronte, dunque lo stimolo è di tipo negativo. In ogni caso, quale che sia il caso, gli stressor contano sempre meno delle idee e del modo in cui le persone reagiscono al cambiamento.

Nella gestione degli stressor spesso rischiamo di incorrere in quelle che si possono definire profezie autogenerate, nelle quali, se pensiamo o meno di farcela a compiere una determinata azione, in ogni caso avremo ragione.

Ad esempio, se penso che non ce la farò a fare quella cosa automaticamente non mi impegnerò, non riuscirò a dare tutto me stesso per il raggiungimento dell’obiettivo e di conseguenza il risultato che otterrò sarà scadente, dando conferma alla mia idea che fare tale cosa sarebbe stato difficile.

Se invece penso di farcela a compiere una certa cosa, allora metterò in campo delle azioni in linea con il raggiungimento del risultato e la performance sarà vista come un punto di partenza per migliorare quello che ho da fare.

In generale, per affrontare gli stressor bisogna attuare una procedura in tre fasi:

  • Minimizzarne l’importanza. Le troppe aspettative aumentano lo stress e possono trasformare una situazione di eustress in distress non funzionale alla performance. Una cosa utile da fare è spostare l’attenzione su porzioni di obiettivo sempre più piccole, tutte sotto controllo, così da ridurre i margini di errore,
  • Scovare il lato positivo. Ogni evento del quotidiano può essere visto come un fallimento o come un feedback : il primo mi fa spostare l’attenzione sugli altri e questo, non essendo sotto il proprio controllo, può ricadere nei distress, mentre il secondo sposta l’attenzione su me stesso e su cosa avrei potuto fare meglio per incrementare la mia performance (leggi anche feedback vs fallimento http://www.pnlcorsi.it/feedback-vs-fallimento/)
  • Porsi le domande giuste. Per prima cosa diventa importante riuscire a parlare con noi stessi. Spesso il nostro dialogo interno ci fa cadere in generalizzazioni che non aiutano le nostre performance. Porsi le domande giuste significa:
  • ho già saputo gestire questa situazione, cos’è cambiato davvero? Perchè non dovrei farcela ora?
  • Qual’è il vero motivo dello stress con quella persona? In fondo ci sono stati dei periodi in cui non mi creava alcun problema…
  • Con chi potrei parlare che ha davvero un’esperienza specifica?

Porsi le domande sbagliate non fa altro che portarci sul problema e non sulla soluzione. Ad esempio:

  • Perchè questa cosa è successa proprio a me?
  • Come ho fatto ad essere così stupido?
  • Com’è possibile che le persone si comportino in questo modo?
  • Come ho fatto a fidarmi?

A questo punto diventa importante riconoscere e dividere gli stressor reali dagli stressor autogenerati.

Gli stressor reali sono quelli che ricadono in queste categorie:

  • tutte le malattie, gli incidenti e le perdite, sia reali che “minacciate”, sia che ci riguardino direttamente o che riguardino le persone più care
  • tutti i grandi cambiamenti, specie se imposti: nuovo lavoro, cambio del tenore di vita, valori personali mutati, cambiamenti nella vita relazionale
  • fattori ambientali esterni come il traffico, il rumore, l’inquinamento, il disordine o gli eventi atmosferici
  • eventi inaspettati che durano nel tempo come una gravidanza, la crisi economica o eventi catastrofici

Gli stressor autogenerati, invece, sono: TUTTO IL RESTO!

Una volta individuato se uno stressor è reale o autogenerato, possiamo avere due strategie per affrontarli.

Per affrontare gli stressor reali bisogna:

  • rivalutarsi positivamente; trovare gli aspetti positivi della propria persona ed automotivarsi al meglio per il superameto dello stressor
  • accettare il confronto, anche con se stessi
  • pianificare una soluzione, in modo che ciò che organizziamo sia più facilmente realizzabile
  • agire sull’ambiente; riuscire a condizionare l’ambiente in maniera positiva ci aiuterà a trovare una soluzione

Per affrontare gli stressor autogenerati, invece, bisogna:

  • autocontrollarsi con grande autodisciplina, applicando il principio dell’autodeterminazione
  • accettare le responsabilità, prendersi carico delle cose che non vanno secondo il modello del feedback
  • rivalutare la situazione; se ricontestualizziamo il tutto ci rendiamo conto di come minimizzare il problema
  • agire su se stessi; io al primo posto, tutto dipende da come percepisco la realtà, le cose e le persone

Cosa non fare:

  • prendere le distanze e chiudere le linee di comunicazione positive
  • cercare il sostegno sociale; spesso le persone aumenteranno il disagio facendomi sentire peggio
  • fuggire ed evitare; il procrastinare non aiuta perchè spesso sconfina nella mancanza di responsabilità nel ruolo

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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