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Come apprendere velocemente un nome

Il nome è sinonimo di l’identità

 

Nomina sunt consequentia rerum”

(«I nomi sono conseguenti alle cose»)

La frase citata da Dante ne la “Vita Nuova” (XIII, 4), si trova, originariamente, in un passo delle “Istituzioni “di Giustiniano ( II, 7, 3 ); essa viene spesso utilizzata per evidenziare l’importanza del nome come espressione delle caratteristiche fondamentali delle persone o della cose a cui appartengono.

E’ come se l’essenza di ciò che siamo venga, in qualche modo, identificata nel nostro nome.

Quante volte, infatti, ci è capitato di ascoltare mamme o papà raccontare della difficile scelta operata nel dare un nome al proprio bambino tra centinaia di nomi possibili.

Scegliere il più adatto è un’operazione complessa, che richiede una ricerca ed una selezione fondata sul desiderio, a volte inconsapevole e a volte no, che il significato di quel nome possa in qualche modo forgiare il “carattere” del bambino; in altre parole, è come se scegliendo quello specifico nome si augurasse al bambino di incarnare le specifiche caratteristiche racchiuse in esso.

Il nome, dunque, diventa, nell’immaginario collettivo, una sorta di generalizzazione che racchiude un processo complesso fatto di attributi, pensieri, emozioni a cui devono, necessariamente, seguire dei comportamenti che, in realtà, rispecchiano le fantasie e le proiezioni che i genitori fanno sul nascituro.

Ciò che spesso accade è che il nome finisce poi con il condizionare, in maniera concreta, la strutturazione della personalità del bambino; un esempio famoso di come questo possa effettivamente avvenire la troviamo in Gabriele D’Annunzio, infatti, si dice che sua madre avesse scelto il nome Gabriele in accordo con il cognome D’Annunzio per augurare al figlio di “annunciare”, come l’Angelo omonimo, grandi cose…cosa che in effetti è stata!

Come il nostro nome faccia parte delle fondamenta su cui viene costruito il sistema di credenze comunemente definito identità, lo verifichiamo tutte le volte che ci viene chiesto chi siamo; infatti, la prima risposta alla domanda è il nostro nome seguito, in genere, da ciò che facciamo.

Lo studioso Ken Wilber sottolinea come la scissione tra “se” (quello che pensiamo di essere) e “non se” (tutto ciò che pensiamo di non essere) si determinata dall’identificazione in un ruolo preciso che inizia proprio dalla domanda: “Tu chi sei?”

Tale ruolo inizia a definirsi proprio quando rispondiamo ad essa, in primis, con il nostro nome, ecco perché è importantissimo ricordare il nome delle persone che incontriamo ogni giorno.

Tenere a mente, in maniera chiara ed esplicita, il nome di un essere umano vuol dire dargli valore; è come se, ricordando il suo nome e pronunciandolo, evidenziassimo il nostro interesse e rispetto per lui. E’ come mandare un messaggio sotteso che dice: “Tu vali in quanto esisti”.

Ecco perché molti studiosi dell’apprendimento veloce dedicano uno spazio alla rammemorazione rapida dei nomi: pensate che il neuropsicologo Aleksandr Romanovic Lurija studiò a lungo il giornalista russo Sergej V. Seresevskij dotato della straordinari capacità di ricordare moltissime informazioni.

Egli si accorse che il giornalista applicava in maniera del tutto inconsapevole e naturale le mnemotecniche più importanti e potenti di sempre, le quali gli garantivano, in particolar modo, di ricordare subito il nome dei suoi interlocutori, anche se questi erano tantissimi.

Una delle tecniche più efficaci per poter anche noi, da subito, ricordare il nome delle persone che incontriamo e che ancora non conosciamo, è quella proposta da Robert Dilts, trainer, ricercatore e studioso di PNL, autore di moltissimi testi importanti; nel libro “Apprendimento Dinamico”, Dilts spiega una tecnica molto bella e coinvolgente che facilita la ritenzione nel processo di apprendimento dei nomi: essa si basa sul presupposto (oggi ahimè spesso dimenticato) che per poter conoscere qualcuno occorre desiderare “incontrarlo”, ovvero andare oltre noi, oltre quello che l’altro potrebbe pensare di noi, oltre quello che noi potremmo ottenere dall’altro, per concentrarci solo ed esclusivamente su di lui, fermando ogni forma di preconcetto e giudizio per poter capire profondamente chi è.

In altre parole, Dilts ci illustra come, utilizzando il nostro dialogo in maniera coerente con la nostra voce, possiamo fare delle domande mirate al nostro interlocutore per raccogliere informazioni su di lui ancor prima di chiedere il suo nome.

La tecnica viene descritta nel libro ed è strutturata in una serie di domande efficaci e profonde quali:

  • Chi sei?

  • Cosa identifichi con te stesso?

  • Cosa di te si esprime nella tua professione?

  • Perché sei qui?

  • Perché sei impegnato in questa attività?

  • Mi dici qualcosa che sia veramente importante per te ?

  • Mi esprimi un tuo valore fondamentale?

  • Quali capacità ti piacerebbe sviluppare in futuro?

  • Quali cose che fai ti riescono meglio?

Solo dopo aver ottenuto risposta a queste domande si può chiedere il nome del nostro interlocutore.

Comprendere l’importanza ed il valore di un altro essere umano è, dunque, un modo efficace per ricordare quello che è il suo nome.

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Su di me PNL Corsi

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Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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