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Anche tu sei vittima della sindrome dello studente?

Ieri sono stato alla presentazione di un libro, un’antologia composta di vari racconti scritti da esordienti, e mi è capitato di assistere ad una cosa che non solo mi ha fatto sorridere, ma mi ha anche fatto pensare immediatamente: “Ecco, devo scriverci assolutamente un post!”

Quando ad una presentazione ci sono più autori è davvero interessante notare il modo in cui ognuno comunica: dal loro modo di parlare si possono comprendere varie cose, come il livello di sicurezza e gli argomenti che più stanno loro a cuore. Tra questi autori c’era una ragazza affetta da quella che chiamo la Sindrome dello Studente, che è a mio avviso quanto di peggio possa esistere in ambito comunicativo.

Per fartela breve, quando è venuto il suo turno di parlare del libro ha cominciato a:

1) parlare con lo stesso tono che si usa quando si risponde ad un interrogazione,

2) prendendosi pochissime pause tra una frase e l’altra,

3) citando così tanti autori e correnti filosofiche da mandare in confusione chi ascoltava.

L’effetto, almeno su di me, è stato che dopo meno di cinque minuti ero già completamente distratto e immerso nei miei pensieri (nello specifico cominciavo a scrivere mentalmente il post).

Questi sono tre errori terribili quando si comunica sia a tu per tu, sia in pubblico.

Ma vediamo i motivi, uno per uno.

1) Quando si parla come uno studente all’esame è come se si presupponesse che si sta subendo una interrogazione. Ciò che trasmette la persona che parla è un profondo senso di insicurezza, la voglia di fare bella figura, anzi, di fare colpo.

2) Quando, invece, si parla velocemente senza prendere pause ciò che accade è che si crea una forte senso di sovraccarico, che spesso fa perdere il filo del discorso in chi ascolta. In più, anche questa volta, si comunica forte insicurezza, trasferendo l’idea che se si parla velocemente è perché si vuole dire tutto in fretta per timore che qualcuno interrompa.

3) L’eccesso di citazioni, ancora, delinea insicurezza: è come dire che non siamo sicuri delle proprie idee, per cui usiamo quelle degli altri per rinforzarle. Mi spiego meglio: la citazione di per sé non è sbagliata, ma lo diventa quando se ne fa un abuso. In più, eccedere con le citazioni crea quell’effetto da saputello spocchioso che non sta mai simpatico a nessuno.

Ora sinceramente non so se ti sei riconosciuto in questi atteggiamenti. Nel caso fosse così, di una cosa sono certo: pensi che tutto ciò che ho scritto sia sbagliato e che non capisco nulla. Sai com’è, è la reazione immediata che vedo quando faccio notare questo a chi frequenta i corsi o lavora in privato con me.

Così, come dico anche a loro, prendi un bel respiro e decidi di arrabbiarti tra qualche minuto, dopo aver preso in considerazione alcune idee.

Molto spesso chi comunica pensa che il modo migliore per parlare sia quello di essere aggressivo, comunicare un forte senso di superiorità (spesso usando la leva culturale), investendo gli altri con le proprie parole. Mi dispiace, non funziona così.

O almeno funziona così se sei di fronte ad un pubblico di più di cinquecento persone o se sei in un dibattito politico. Negli altri casi è meglio seguire questi semplici consigli:

1) Parla serenamente, non devi dimostrare niente a nessuno: hai delle idee, le vuoi comunicare, fallo in modo tranquillo. Prendi in considerazione che hai di fronte a te persone che ti stanno dedicando del tempo, quindi sii loro grato per questo.

2) Parla con calma, nessuno ti corre dietro. In questo modo permetti agli altri di seguire bene il discorso, di elaborarlo, di non perdersi neppure una parola. In più denoti sicurezza.

3) Invece di citare racconta delle storie. Come ho detto sopra, una citazione va bene, troppe sono noiose, stucchevoli e accademiche. Le storie, invece, sono interessanti, hanno a che fare con la vita, l’esperienza. E, in più, appassionano il pubblico che hai di fronte, che non vede l’ora di sapere come andrà a finire.
Ecco, ora puoi scegliere. Da un lato puoi decidere che tutto ciò che ho scritto non ha valore, ma dall’altro puoi decidere di prendere in considerazione le idee che ho proposto e immaginare come sarà quando dovrai parlare in pubblico la prossima volta e le seguirai.

Il mio consiglio in questi casi è sempre lo stesso: dato che la vecchia via la conosci già, che ne dici di provare una strada nuova?

Su di me Roberto Castaldo

Roberto Castaldo
Mi presento sono Roberto Castaldo Imprenditore, Business, Corporate e Sport Coach. Sono un consulente aziendale e formatore professionista specializzato nella gestione delle risorse umane.

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